
2006/2007: FINE DI UNA STAGIONE
A cura della Redazione
Stilare
una classifica, una topten. Mettere a confronto pellicole diverse, fatte di
motivi e modi differenti, di idee differenti, cioè di personale e intesa natura
mutabile, dal loro essere pensate, realizzate, consumate. Pensieri (scomodi)
che tornano alla mente mescolati, deformati, accentuati o assottigliati, in un
continuo che rende i confini dei film, delle scene, delle inquadrature
totalmente confusi dapprima, volgendosi la propria enciclopedia nell’arco
di un istante mentale che nel cinema non esiste veramente ma che proprio
tramite esso si fa speculare, connesso, esistenzialmente euristico tra chi le
immagini le fa e nel farle le guarda e chi le guarda e nel guardarle le rifà
organiche e nuove, per mezzo proprio di quello che è limite di un contorno
rettangolare, neouniverso sempre e comunque autosufficiente ed esistente,
nell’arte che è morta in quanto troppo forte per la vita e che alla vita
stessa ritorna rinnovata, (av)volgente a un termine che è sempre predeterminato
dal suo essere (o soggiacere sul) chimico e nel nostro limite oculare, in ciò
tutto impacchettato, e mentale, in ciò assolutamente liberato a infiltrazione,
più e più volte, tendenzialmente stremante. Metamorfosi costante, che non può
essere domata e regolamentata, non fino in fondo. Ansie e fascinazioni in
partenza e in arrivo, socchiuse nella malattia, sibilante tra rottami e
dettami, questi ultimi beffati. La maniera, lo stile prevalgono, sorvolando il
reale risultato che siamo qui a giudicare, in una corsa alla libertà da parte
di tutti, prima di tutto, attraverso tutto quello che può essere rap(e)inato
dal cinema.
Professione e morbosità che s’intrecciano, probabilmente le due code
della stessa bestia che è il pensiero, colui che sempre trapassa,
quantificabile solo errando o entrando nel feticcio cinefilo.
È quindi possibile porre sullo stesso piano, in un elenco ordinale i film nel
momento in cui a prevalere sono quegli elementi distintivi che li fanno
sembrare nuvole e non barattoli? In assoluto: no. Ma al contempo ognuno di
quelle nuvole ispeziona e seleziona, (in)consapevolmente e audacemente, pieno
di sé e non senza un tono egoistico inequivocabilmente necessario alla propria
soddisfazione, nel proprio barattolo-cervello, sentendosi carnefice verso il
film invece che parte di un genocidio in cui si dovrebbe sperare di essere resi
brandelli, laceri corpi, tumefazioni ambulanti in fin di vita più degli altri
rispetto a ciò che si era prima della visione e della rinascita.
E quest’anno di vittime il cinema ne ha fatte tante: dai 300 milioni alle
500 mila lire l’emozione c’è stata, spesso positiva, a volte
disastrosamente negativa, ok ci sta, e più volte di semplice felicitazione
contaminata, in quella che non è un susseguirsi di visioni ma una visione di
visioni che ci porta a considerare i lati sorprendenti
dell’(ottima)annata, col cinema italiano che torna a incassare e
interessare come non succedeva da quasi tre decenni (che la qualità di chi
incassa sia bassa o addirittura inesistente chi se ne frega, il giro monetario
sarà comunque speranzosa base per un miglioramento totale), gli autori e le
attese che si presentano quasi avessero scadenze statali, un weekend dopo
l’altro, quasi l’essere spettatori fosse un lavoro, anzi fino a
renderlo tale. Successi inaspettati, flop angoscianti, autori neonati e autori
deceduti, vendette di carattere collautoriale e l’Academy che s’inchina
al cinema nel momento in cui nessuno più la considera, popcorn bagnati dalle
lacrime. Trips interminabili. L’horror che brilla e le commedie brillanti
che, in più o in meno, decapitano.
Un dodici mesi iniziato con bacio francese tra Le colline d’agosto e terminato ora con l’adolescenza
di Bay e Potter: una lunga e spesso
irrefrenabile sequela di baci, in blocchi impossibili da tener a bada di
settimane o mesi, dai quali lasciarsi fare, quasi petting cinefilico che forse
mai si era pensato di poter avere oggi in sala, tanto che dieci titoli sono
troppo pochi e l’esclusione di questo o quello sarebbe nel più coerente
dei modi data da un lancio di dadi, figuriamoci una classificazione. Cozzaglia
di titoli che proprio come tale e quasi amorfa vale. Cinema, Film, Scene,
Frame, Sguardi, Dettagli, Pensieri, Suoni, Cinema. Che c’è. Che ci sono.
Quest’anno, più che mai e lo avevamo fottutamente capito da quel
Settembre Nero che inaugurò nel modo migliore ciò che sarebbe stata questa
stagione di immagini su schermo: oro puro. Il nero si, diventa oro. Non è forse
totalmente un caso che i due film targati 2006/2007 più amati dalla redazione
provengano proprio da quel lido oscuro, ed in fondo, tutta la fottuta oscurità
si è mantenuta proprio oltre le vene più simpatetiche. Tutti e 5 le posizioni
del nostro podio possono, effettivamente, collocarsi nel buio. Sono più neri
che bianchi. D’istinto noir, dolorosa, carnale, flesh-mechanicamente
sensazionale. Che il Cinema si stia (nuovamente) scoprendo proprio con la sua
presunta morte? Di nuovo: che la (ri)nascita dalle ceneri provenga proprio da
quel punto di (somma) sofferenza?
Il Cinema, nella sua dichiarata (ed ipocrita spenta) tomba, sta trovando più
vita che mai.
Il viaggio nel buco nero non termina qui. Non potrebbe neanche se lo volesse.
Ciò provoca estasi. E Capolavori.
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TOP 5 REDAZIONALE
01) INLAND EMPIRE - DAVID LYNCH
02) STILL LIFE - JIA ZHANGKE
03) GRIZZLY MAN - WERNER HERZOG
04) MIAMI VICE - MICHAEL MANN
05) LETTERS FROM IWO JIMA - CLINT EASTWOOD
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PIERRE
HOMBREBUENO
01) Flags of our fathers + Letters from Iwo Jima – Clint Eastwood
02) Syndromes & a century – Apichatpong Weerasethakuul (Venezia
06’)
03) Still life – Jia Zhangke
04) Eternal summer – Leste Chen (FEFF Udine 07’)
05) The fountain – Darren Aronofsky
06) The girl who leapt through time – Mamoru Hosada (FFF Bologna
07’)
07) Short bus – John Cameron Mitchell
08) Inland Empire – David Lynch
09) Anche libero va bene – Kim Rossi Stuart
10) Buyi zhi le – Xia Peng (Torino 06’)
DAVIDE TICCHI
01) Flandres – Bruno Dumont (Import)
02) Ejforija – Ivan Vyrypaev (Venezia 06’)
03) Syndromes & a century – Apichatpong Weerasethakuul (Venezia
06’)
04) Giardini in autunno – Otar Iosseliani
05) Nuovomondo – Emanuele Crialese
06) Short bus – John Cameron Mitchell
07) Dopo il matrimonio – Susanna Bier
08) Inland Empire – David Lynch
09) Still life – Jia Zhangke
10) Miami Vice – Michael Mann
LUCA LOMBARDINI
01) Inland Empire – David Lynch
02) The prestige – Christopher Nolan
03) Miami Vice – Michael Mann
04) Grizzly man – Werner Herzog
05) Marie Antoinette – Sofia Coppola
06) L’amico di famiglia – Paolo Sorrentino
07) Letters from Iwo Jima – Clint Eastwood
08) Bobby – Emilio Estevez
09) 300 – Zack Snyder
10) Spiderman 3 – Sam Raimi
SANDRO LOZZI
01) Spiderman 3 – Sam Raimi
02) Inland Empire – David Lynch
03) Miami Vice – Michael Mann
04) Lady in the water – M. Night Shyamalan
05) Cuori – Alain Resnais
06) Quei loro incontri – Straub/Huillet (Venezia 06’ + Fuori
Orario)
07) Grizzly man – Werner Herzog
08) Still life – Jia Zhangke
09) The Queen – Stephen Frears
10) World Trade Center – Oliver Stone
MARCO COMPIANI
01) Inland Empire – David Lynch
02) Grizzly man – Werner Herzog
03) The departed – Martin Scorsese
04) Still life – Jia Zhangke
05) Marie Antoinette – Sofia Coppola
06) Dopo il matrimonio – Susanna Bier
07) Cuori – Alain Resnais
08) La città proibita – Zhang Yimou
09) Letters from Iwo Jima – Clint Eastwood
10) Spiderman 3 – Sam Raimi
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