BEE MOVIE

REGIA: Steve Hickner, Simon J.Smith
SCENEGGIATURA: J
. Seinfield, S. Feresten, B. Marder, A.Robin
ANNO: 2007


A cura di Marco Compiani

“HERE COMES THE SUN, HERE COMES THE SUN, AND I SAY IT’S ALL RIGHT”

Consideratelo pure radicalismo ma, boicottate possibili visioni di cine-panettoni, mi sono deciso a trascorrere una serata con Bee Movie, felice di regredire tra bambocci ridenti e ancora lontani da cinismi antinatalizi.
Quando si dice “Ape operaia”. Il mondo di questi piccoli laboriosi insetti è uno smaltato e brillante universo comunitario, dove tutti hanno il loro ruolo meccanizzato e affrontano con serenità un’esistenza collaudata e pressoché monotona. Non è il caso di Benny però, un’apetta molto nerd con tanto di All star, appena laureata ma anticonformista nel voler sfuggire da un’inevitabile omologazione sociale. Un po’ come Benjamin del cult di Nichols (citato più volte alla bell’e buona), il nostro protagonista coglie al volo l’opportunità di partecipare ad una missione di raccolta del nettare e, causa una serie di inconvenienti rocamboleschi, entra in contatto con una fioraia animalista, stringendoci immediatamente un rapporto amichevole. Si pongono da subito le basi, piuttosto usurate, dell’incontro tra mondi differenti: l’uno, dell’alveare, isolato in un’apparente perfezione, l’altro, umano, caotico e ostile. Un contatto sinergico affrontato con modi un po’ superficiali ma funzionale nel creare un gioco di complicità divertente e mai ridotto a mera banalità.
Detto ciò la nuova fatica animata della Dream Works (già pronta a sfornare entro breve Kung Fu Panda) segue il filone di un meccanismo dinamico e cinetico che, oltre alla famelica corsa dell’effetto speciale (sempre più coloristicamente saturato e plasticoso), si rispecchia in una struttura narrativa piuttosto leggera ma impegnata nell’affrontare utili tematiche.
C’è da dire che lo spunto di partenza precipita subito in una baraonda di avvenimenti. Classico sparpagliamento di citazioni (Metropolis e Spiderman per esempio), comicità gagistica e verbale, antropomorfismo di costume in eccesso, ma, fattore importante da evidenziare, è la capacità di rimanere dietro quell’abusato confine della comicità demenziale che, e nessuno me lo toglierà dalla testa, sta standardizzando le risate delle nuove generazioni.
Forse è la magia del Natale, ma, con nostro piacere, il divertimento riesce a solleticare la visione coniugando un fare spensierato ed esteticamente piacevole con una morale che, una volta tanto, trova un suo spazio credibile.
La denuncia di Benny contro lo sfruttamento degli uomini verso le api, con tanto di confronto mediatico in tribunale (un po’ indigesto), è di partenza un chiaro rimando terzomondista e antimperialista. Senza togliere che questa è una condizione storica, molto acuta anche per il presente, il pensiero che sta dietro Bee Movie tenta di andare oltre i radicalismi di pensiero (le api infatti vinta la causa non porteranno nessun miglioramento). D’amore e d’accordo; la speranza è un mondo di tolleranza e compartecipazione per il bene del pianeta, in una didattica educazione ambientalista che (almeno ci) prova a strizzare l’occhio all’utopia. E forse in uno schifo di mondo come questo, fatto di cinici babbei come me, è bello pensare e pregare per un nuovo anno che possa contenere un pizzico del sogno della Dreamworks. In fondo farebbe bene a tutti “pensare un po’ apesco”…

 

(28/12/07)

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