




A.V
REGIA: Pang Ho Cheung
CAST: Lawrence Chou, Derek Tsang, Amamiya
Manami
SCENEGGIATURA: Pang Ho Cheung,
Wenders Li, Hiroshi Fukazawa
A cura di Pierre Hombrebueno
FAR EAST FILM FESTIVAL 05’ REPORT: IL CINEMA PORNO
COME METAFORA DI CRESCITA
Sarebbe facile associare il cinema del giovane Pang
Ho Cheung con il maestro Wong
Kar Wai.
A.V sta a Pang come Fallen Angels sta a Wong: storie di
giovani spensierati che vogliono cambiare il mondo senza sapere come, il tutto
condito da malinconia, poesia, e dolcezza.
Se però il Cinema di Wong Kar
Wai spesso denota una linea molto
più depressa e vecchiamente romantica (new wave love), quello di Pang si
avvicina molto di più alla commedia e alla risata.
A dare il tocco comico è innanzitutto la cinefilia di
cui si ricopre l’opera: i giovani sono tutti presunti film-makers
(pornografici), e le citazioni variano da Tarkovskij
allo Scarface di Brian De Palma, da Jackie Chan a Trainspotting.
Così le tematiche drammatiche di A.V
vengono filtrate tutte con un humour che rende l’opera leggera e meno
intricata del Kar Wai. Ed è
proprio questo mix di sorrisi a pianti celati a fare di A.V un’opera molto speciale, una combinazione che
riflette nelle immagini l’esistenza giovanile spesso veramente in bilico
tra felicità e tristezza, in un mondo lunatico che trasfigura il sogno per un
futuro e la paura di fallire. Non c’è morbosità nel vedere che i ragazzi
hanno ingaggiato una pornostar solo per portarsela a
letto, né tanto meno nel farsi le canne o marinare la scuola. Tutto è così
innocente, quasi naturale, perché Pang stesso è
appena uscito da questa fascia di età, e sarà proprio
questa sua vicinanza al mondo giovanile che gli ha dato la freschezza di una
sua descrizione, dimostrando di conoscerne le paure e la mentalità.
I quadri del Pang sono distorte
e mai lineari, perché rappresentando una visione complicata come quella di un
18enne, nulla è mai standard e nella norma, e questo il regista lo sa. A.V, che starebbe per Adult Video (Cinema Porno), non è altro che una metafora,
una svolta di vita per dimostrare a sé stessi di essere capaci di fare qualcosa
nel mondo e saperlo affrontare fino in fondo.
Il passaggio da “ragazzo” ad “adulto”, spesso
rappresentato dal Cinema attraverso viaggi alla riscoperta del proprio io,
diventa in Pang un viaggio non più fisico ma
temporale, perché i protagonisti, dopo aver girato il loro film porno, non
saranno più gli stessi di prima: infatti con esso
hanno imparato il senso più profondo dell’amicizia, della collaborazione,
del capire cosa è importante nella vita e cosa non la è.
Non è un caso se A.V inizia e finisce nello stesso
modo, con la scena di un colloquio di lavoro. Solo che dal primo
all’ultimo colloquio, qualcosa è cambiato. Forse è quello che spesso si
usa chiamare maturità.
(08/05/05)