THE ASSASSINATION

REGIA: Nieles Mueller
CAST: Sean Penn, Naomi Watts, Don Cheadle
SCENEGGIATURA: Nieles Mueller, Kevin Kennedy


A cura di Claudia Scopino

PARABOLA DI UN ANTI-EROE

Fortemente contrastato nella produzione (la prima stesura della sceneggiatura è del 1999, poi l’11 Settembre ha ritardato la realizzazione), arriva sui nostri schermi The Assassination (of Richard Nixon) film poco riuscito che narra la storia di Sam Bickle, un venditore ossessionato dalla verità che vede distruggersi con lenta desolazione la sua vita americana. Diretto dall’esordiente Niels Mueller, e prodotto da personaggi di spicco come Alfonso Cuaròn, Leonardo Di Caprio e Alexander Payne (entrambi esecutivi), The Assassination è una parabola evolutiva sull’infrangersi del Sogno Americano, su un periodo (siamo negli anni ’70) forse mai concluso che vede protagonisti uomini costretti a sopravvivere invece che a vivere, impegnati in lavori di poca soddisfazione ma necessari per mantenere le loro famiglie. Bickle, uomo in fondo con grandi principi ma incapace di utilizzarli a proprio favore, sprofonda in una paranoia sempre più nera, in una depressione isolata, che lo porterà infine a pianificare un attentato verso l’allora presidente Richard Nixon. I temi trattati nel film non sono superficiali, ma piuttosto interessanti ed attuali, anche se afflitti da una retorica abbastanza fastidiosa, e si respira decisamente un’aria di buone intenzioni: Mueller tenta di ricreare un’atmosfera di paralisi generale, di sogni spezzati, di una terra dell’abbondanza dove la menzogna vince e la verità si assenta, di un luogo tanto falso quanto pregno di perbenismo. Ma sfortunatamente ciò che è buono sulla carta non sempre risulta ben fatto. C’è tecnica nella regia a mano di Mueller, aiutato da una fotografia polverosa e grigia, in sottofondo si percepisce anche un tentativo di emulare grandi produzioni su Parabole di (altri) anti-eroi come Taxi Driver, ma il progetto fallisce miseramente, dato che riproporre la forza devastatrice e la catarsi emotiva di Scorsese non è certamente il più facile degli obiettivi. E quindi non si può fare a meno di bocciare questo tentativo di alienazione all’insegna di una (auto)distruzione impulsiva, con una regia in fondo decisamente anonima e incolore, poco originale e incapace di innalzarsi al di sopra della stessa storia, mancando di coesione narrativa e solidità, facendosi risucchiare dagli attori in un modo alquanto seccante. Sean Penn è certamente bravissimo (lo sarebbe anche Naomi Watts con un ruolo meno afflitto da cliché e con maggior spazio), divora con spirito e corpo l’anima del protagonista, rende suo ogni gesto ed ogni pensiero, occupa magistralmente ogni inquadratura del film e conferma ancora un’altra volta la sua grandezza d’attore straordinariamente calato nei panni del personaggio. Purtroppo però, una grande interpretazione quasi mai salva un intero film, e la regia senza rilievo e piuttosto comune di Niels Mueller estende i suoi difetti all’intera opera, rendendola così un’occasione sprecata per creare una desolata voragine all’interno di un paese carico di contraddizioni dove un uomo tenta (in maniera errata) l’impossibile pur di contare qualcosa in questo enorme show che è la vita.

(09/03/05)

 

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