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AN EDUCATION
REGIA: Lone Scherfig
SCENEGGIATURA: Nick Hornby
CAST: Carey Mulligan, Peter Sarsgaard, Alfred Molina
ANNO: 2009
A CURA DI PIERRE HOMBREBUENO
DI ABBOZZI MAL RIUSCITI
Un film abbozzato incompleto incompiuto insapore. Aprire più porte possibili
senza riuscire a chiuderne una senza cadere in qualche involontario sapore
moralistico che sa di improvvisato di superficiale di banale e persino
retorico. Regia al grado zero – salvo un paio di quadri degni di essere
cartoline vendute dal tabacchino – patinato e pulito – paraculo
nella sua incapacità di correre un qualsivoglia rischio estetico, di quelli
forse sbagliati ma che avrebbero almeno aggiunto al film un’idea di
Cinema, una forma di comunicazione più profonda che vada oltre il romanzesco
story-telling vuoto. Ma qui si rimane in apnea senza voler mai compiere il
tuffo, An education vive e muore nel e dell’immagine di Carey Mulligan, uno di quei volti che
dal Cinema riescono a godere della fotogenia più assoluta e pura, bella e
suggestiva, con uno sguardo capace di trapassare lo schermo, virando
agl’occhi dello spettatore con dolcezza abbagliate ed empatizzante. Il
primo piano come arma unica di bellezza, cosmetico da esibire nel tentativo
di coprire il vuoto dell’ingranaggio, l’intreccio e la macchina
da presa che rimangono lì, fermi ed impassibili nel loro voler essere
narratori e cantori fra i più opachi, facilmente dimenticabili per la
debolezza con cui concepiscono e mettono in scena questa educazione
(sentimentale – giovanile – militante) fragile ed evanescente
come la sua protagonista.
Nick Hornby (il grande Nick Hornby, l’intoccabile Nick Hornby, la rockstar Nick Hornby, il simbolo Nick Hornby) è colpevole a tutto tondo
di aver scritto una sceneggiatura che ha cercato di condensare tutti gli
spunti e le riflessioni contenute nel suo romanzo in 99 minuti di pellicola.
E’ egoista perché non ha saputo tagliare e sintetizzare, sacrificare (sé
stesso e le sue parole), e il risultato è una valigetta troppo piena che
proprio per questo è scoppiata durante il viaggio, disperdendo tutti gli
oggetti dentro essa. An education tira in ballo troppi
argomenti sperando di risolverli nella maniera più elementare e banale
possibile, è un cocktail andato a male, e a risentirne è l’intera
pellicola che pecca di meccanicità, troncando i personaggi e riducendoli a
scemi imbecilli stupidi colpevoli stereotipati babbei. Mai un argomento o un
personaggio che sia realmente esplorato, sviscerato, spogliato, stuprato,
perché il Cinema di Lone Scherfig è
un continuo accennare, timido e insicuro (e per questo, mai finito), e An education
è un film che non solo non respira, ma addirittura muore costantemente di
asma, asfissiato, bloccato, chiuso.
Non accettate passaggi dagli sconosciuti. Occhio ai vecchi. Andate
all’Università. Ma il perché che si pone la protagonista Jenny fin
dall’inizio del film, continua a non avere risposta. Anyway, qui
vissero (quasi) tutti felici e contenti. E mai felicità fu più di plastica.
(17/02/10)