


ALTA TENSIONE
REGIA: Alexandre Aja
CAST: Cecile De France, Maiwenn, Philippe Nahon
SCENEGGIATURA: Alexandre Aja,
Alexandre Arcady
ANNO: 2003
A cura di Luca Lombardini
GIOVANI SPLATTER DIRECTOR CRESCONO..
Il cinema di genere italiano è morto. Alzi la mano chi non ha
letto o sentito questo necrologio cinefilo, almeno un
centinaio di volte. Il cinema italiano di genere non esiste
più, perché nella nostra ridente penisola, fatta eccezione per qualche momento
dell’Infascelli pensiero, non si producono
più film come Alta Tensione. Il secondo lungometraggio del giovane Aja è, insieme a Cabin Fever e La casa dei 1000 corpi, uno dei migliori horror dell’ultimo
quinquennio. Prendendo come canovaccio uno dei tanti successi dello scrittore
americano Koontz (Intensity),
il regista, neanche trentenne, mette in scena una vicenda ridotta
all’osso, mascherando con un elevato tasso di tensione ed effetti raccapriccianti
i limiti naturali di una sceneggiatura risicata. Aja,
ora impegnato con il remake de Le colline hanno gli
occhi, dimostra non solo di conoscere a menadito tutto l’horror che
conta, ma riesce a trasmettere allo spettatore quella claustrofobica
sensazione di terrore che ha le sue radici nei racconti di E.A.Poe.
Le morti violente infatti, sono quasi sempre commesse in spazi chiusi: come
un’abitazione sperduta nella campagna francese, o un solitario emporio di
una buia stazione di benzina. L’autore del fantapolitico Furia inoltre, rafforza questo legame
narrativo con Poe dando molto risalto agli scricchiolii, al cigolare delle
porte e alle gocce d’acqua che non smettono di tintinnare dai rubinetti
che perdono, palesando la sua conoscenza verso gli insegnamenti del noto
scrittore, che preferiva ambientare i suoi incubi su carta in posti
tradizionalmente sicuri, come i “normali” ritrovi domestici, che
nei suoi racconti si trasformavano in veri e propri focolari di tormentate
ossessioni. Alta Tensione, non possiede neanche una minima percentuale
dello stile bessoniano (“50% azione, 50%
sentimenti”) annunciato dai manifesti promozionali italiani, perché la
seconda fatica di Aja è una
pellicola nuda e cruda, sorretta da una cifra stilistica che non scende a
compromessi neanche per un nanosecondo, ma che sfrutta al meglio i pochi topoi narrativi (due ragazze, una casa buia, un sanguinario
maniaco, una famiglia sterminata) che ha a disposizione. Il film non cade mai
nel tranello della citazione e della scopiazzatura, ma va dritto per la sua
strada, arrivando allo stomaco dello spettatore come un pugno sferrato a
tradimento. Aja non perde tempo con i timori
reverenziali tipici del cinefilo, affascinando lo
spettatore con il suo stile brutale e con i suoi movimenti di macchina asciutti
e sempre efficaci. Anche quando deve misurarsi con l’erotismo, sceglie la
strada più difficile, disturbando l’occhio di chi guarda con una fellatio necrofila, lontana anni luce dai compitini teen horror che siamo abituati a vedere. Ma l’elemento che più ammalia, e che stregherà i fan
più intransigenti dell’horror, è il gusto macabro e quasi fulciano per lo splatter più sanguinolento. Anche in questo
caso il regista non si fa mancare proprio nulla, a partire dall’uso slasher delle armi più disparate: rasoi, asce, rudimentali
mazze ferrate, fino ad arrivare all’uso quantomeno inusuale
di un pesante mobile da salotto. Coadiuvato da quella vecchia volpe di
Giannetto De Rossi, Aja mette in scena sequenze degne
della grande tradizione gore anni ottanta, con tanto
di giugulari squarciate, casse toraciche spaccate in due come noci la sera di
Natale, e teste decapitate che non smettono di zampillare. Da molti criticato
per il finale, che apre scenari psichiatrici nuovi, ai limiti della multipla
personalità, Alta Tensione è un film vivo e pulsante come non se ne vedevano da
tanto tempo, che proprio grazie alla sua soluzione finale, invita lo spettatore
a valutare l’opera secondo diverse chiavi di lettura, forse un po’
pretenziose, ma sicuramente affascinanti. Diventa infatti
difficile, una volta assistito ai titoli di coda, non ripensare al rapporto
psicologico tra la giovane protagonista e il presunto maniaco, faccia nascosta
della stessa medaglia che la giovane tenta di nascondere in tutti i modi, ma
che alla fine non può fare a meno di far apparire, in tutta la sua sanguinaria
follia omicida. Qualcuno ha già bocciato Alta Tensione per la sua presunta
pochezza narrativa e per i suoi dialoghi quasi inesistenti. Sicuramente non è
un film nobile e alla portata di tutti, ma era dai tempi di Non aprite quella
porta che non si assisteva ad una scena pateticamente così efficace, come
quella che vede la motosega protagonista nell’ultimo tentativo di omicidio.
PS. Attenzione alla colonna sonora……”Sarà perché ti
amo” fa il suo esordio in un horror truculento !?!?!?!
(24/06/05)