ALFIE

REGIA: Charles Shyer
CAST: Jude Law, Marisa Tomei, Omar Epps
SCENEGGIATURA: Elaine Pope, Charles Shyer


A cura di Andrea Magagnato

LE AVVENTURE EROTICHE DI JUDE “ALFIE” LAW

Archiviamo subito Alfie come film inutile e offensivo: tanta pellicola sprecata più che mai attenta ad insultare l’intelligenza di chi al cinema ci va per vedere un film.
Non si può nemmeno parlare di film ma di un lungo e a tratti nauseabondo spot di 140 minuti, rigorosamente calibrato per colpire al cuore, o forse un po’ più sotto, un pubblico fatto di soli teen-agers, volto a promuovere miseramente l’immagine patinata dell’ennesimo “attore” sex simbol del momento.
Che il tentativo fosse quello di riproporre l’omonimo film degl’anni 60 con Michael Caine poco importa…quello che vediamo è Jude Law che per tutto il tempo non fa altro che gigioneggiare ed ammiccare davanti alla m.d.p., un sexy mascalzone che ci guarda dritti negl’occhi spezzando senza alcun ritegno quella sottile magia del cinema che ci vuole tutti curiosi voyeur felici di spiare chi non sa di essere spiato.
Una scelta, questa dello sguardo in camera, che col passare dei minuti si fa davvero insopportabile nella sua sciagurata persistenza.
Ma questa è la sola porcata di una regia a dir poco insipida (dopotutto Shyer non è il primo né sarà l’ultimo ad abusare dello sguardo in camera), il tutto è infatti impregnato di un divismo che appare quanto mai scorretto e di un moralismo imbarazzante.
Jude Law sfila, non recita, senza mai un capello fuori posto davanti all’orda di ragazzine in sala accompagnate dai diari già imbrattati di ritagli e fotografie dell’attore, quindicenni che sbavano davanti ai suoi addominali e a quei colpi di sole così cool.
Una bella colonna sonora pop è fa da contorno alla storia inesistente e ad un quadretto che con il passare dei minuti si fa sempre più deprimente.
Nella troupe il lavoro più faticoso è senz’altro capitato alla costumista, tale signora Beatrix Aruna Pasztor, che ha dovuto preparare per l’occasione una eccezionale collezione autunno-inverno per vestire il bel modello inglese, tutta rigorosamente firmata.
E via con questa sua immagine di playboy dallo sguardo penetrante, scapolo virile desiderato da tutte, meglio se sposate e sessualmente frustrate, autista di Limousine che nel tempo libero gira in vespa per gl’isolati newyorkesi.
Conturbanti giovani biondone, sagaci cinquantenni in cerca di carne giovane (nientepopodimenoche Susan Sarandon) sensualissime pantere già fidanzate con l’amico, o addirittura settantenni vicine di casa… poco conta: tutte acclamano a gran voce le prestazioni del bel Jude che inneggia alla libertà sessuale ma che non vuole troppi coinvolgimenti.
Ogni tanto viene addirittura nostalgia di quel tale, Hugh Grant, che in About a Boy aveva trovato con gli stessi temi ma con una sceneggiatura più intelligente il ruolo più azzeccato della sua carriera.
Puntuale come un orologio svizzero arriva nel finale il “chi la fa l’aspetti” in cui in nostro belloccio di turno capisce di aver sbagliato tutto nella vita e, dopo averci prontamente illustrato la morale spicciola dello spot, ci lascia passeggiando in solitudine per il lungomare di Brooklyn.
Bah…

(18/03/05)

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