ADDRESS UNKNOWN

REGIA: Kim Ki Duk
CAST: Don-Kung Yang, Min-Jung Ban, Young-Min Kim
SCENEGGIATURA: Kim Ki Duk


A cura di Claudia Scopino

KOREA FILM FESTIVAL 05’ REPORT: CRUDELTA’…INTOLLERABILE

In una cittadina coreana dominata da una base militare Usa, si intrecciano le esistenze di tre personaggi: Eun-ok, che ha perso un occhio a causa dei giochi del fratello, Chang-gook, un afro-americano che vive con la madre in un autobus e Ji-hum, innamorato di Eun-Ok e assistente di un ritrattista. Ben presto inizia una spirale di avvenimenti che finiranno per rovinare la vita dei protagonisti.
Address Unknown, film diretto da Kim Ki-duk nel 2001, è un pugno nello stomaco. Tra maltrattamenti agli animali (sembra di vedere, a tratti, il bambino che per gioco sevizia gli animali e poi prova sulla sua pelle lo stesso dolore in Primavera, estate, autunno, inverno e…ancora primavera del 2003), violenze sessuali, litigi furiosi, non è certo un bel panorama quello descritto da Ki-duk. Sembra che la fatalità del destino guidi i personaggi, attraverso un’evoluzione del loro carattere, pronti a sacrificare sé stessi pur di poter vivere la loro libertà. Tutti sono legati ad un qualcosa, oppressi da un’esistenza misera, dal passato che ancora li tormenta, da un lavoro deprimente e pur con un finale drammatico, in fondo quello che fanno tutti i protagonisti è assolvere alle loro colpe o pseudo-tali, a imprimere la loro volontà, a vivere secondo i loro giudizi morali, giusti o sbagliati che siano. Ki-duk s’interroga sulla crudeltà dell’uomo, sull’esagerata violenza dei protagonisti, su una guerra che ha irrimediabilmente influenzato in negativo le loro vite. In Address Unknown c’era tutto il materiale per un film strappalacrime e tragico, ma il regista fortunatamente evita di colpire lo spettatore in modo patetico e ricattatorio, ma sceglie piuttosto il tono dolce-amaro, sospeso tra ironia e drammaticità. Ad alleggerire le redini angosciose della storia ci sono spesso piccole scene di puro humour, che sostengono il film e lo valorizzano, pur rimanendo nella sua dimensione drammatica. Ancora una volta Ki-duk si dimostra regista pieno di idee e di consapevolezza, e tra i meriti della sua regia vi è sicuramente la capacità di creare un film violento che in realtà non mostra mai la violenza fine a sé stessa: Ki-duk ha grande abilità nel dare atmosfera alle sequenze più truculente, facendo utilizzo di ellissi temporali che però non sminuiscono l’impatto violento delle situazioni, ma semplicemente sceglie altre strade, con grande utilizzo del fuori campo, certamente non meno impressionante. Non giudica i suoi personaggi, ma ci guida all’interno delle loro difficili vite, senza una vera e propria morale ma semplicemente mostrando la crudeltà (anche ironica) del destino e soprattutto della natura umana. Address Unknown è un bel film, narrato con linearità e osservato da uno sguardo d’autore lucido e ironico, che conferma ancora un volta il talento di Kim Ki-duk.

(19/04/05)

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